Il transessuale Gino-Androide
Il transessualismo Gino-Androide primario è un disturbo estremamente raro,
nel quale una donna sente di appartenere al sesso maschile. Questa convinzione è
radicata nella paziente sin dalla prima infanzia (spesso prima dei due anni) e si
rinforza nel periodo adolescenziale. Spesso queste persone sono cresciute in famiglie
con figure paterne predominanti e madri assenti o comunque troppo deboli, dirottando
quindi il normale processo di identificazione dalla figura femminile a quella maschile.
Nel periodo puberale si concretizza il rifiuto per la propria identità e
l'avversione nei confronti della propria fisicità. Generalmente, questi
pazienti traggono grandi benefici dagli interventi di riconversione gino-androide.
Il transessualismo secondario, molto più frequente del precedente, si sviluppa
per lo più in età puberale in genere a seguito di eventi particolarmente
stressanti quali:
- lutto
- maturazione puberale
- mancata accettazione della propria omosessualità
Queste pazienti spesso presentano dei disturbi psichiatrici sottostanti ed una corretta
valutazione psicosessuologica è fondamentale per selezionare i candidati
all'intervento chirurgico di riconversione dal momento che questo può
risultare estremamente dannoso ed insoddisfacente se non vi è l'indicazione
corretta.
Queste pazienti possono avvalersi della chirurgia per la modificazione dei caratteri
sessuali secondari (mastopastica riduttiva) e per la riattribuzione di genere definitiva
tramite il confezionamento di un neo-fallo con lembi cutanei o muscolari. Generalmente
il grado di soddisfazione dopo l'intervento in queste pazienti è inferiore
a quanto riscontrato nel transessualismo andro-ginoide, probabilmente in relazione
alle dinamiche più complesse della sessualità femminile e all'alta
incidenza di transessualismi secondari.